Alla Rosval, viti oltre il tempo

Silvia Corbetta, direttore commerciale della Rosval S.r.l.

In ogni percorso della vita, sia in ambito familiare che professionale, è quasi inevitabile, prima o poi, imbattersi in qualche ostacolo in grado, a seconda della dimensione, di rallentare, ridimensionare o addirittura bloccare i nostri progetti, obbligandoci a bruschi e spiacevoli dietro front e a ricominciare da capo. Se è fuori dubbio che situazioni simili non se le augura mai nessuno lo è altrettanto il fatto che le stesse ci offrono però l’occasione di misurare la forza di reazione alle difficoltà fino a quel momento nascosta dentro di noi. Una forza che ha dimostrato di avere in dosi massicce la Rosval S.r.l. di Nibionno (LC) quando, dopo vent’anni di stretta e proficua collaborazione con il suo principale cliente, un colosso mondiale del mobile fai da te, da questo un giorno si è sentita dire che i suoi prezzi, in un mercato sulla via della globalizzazione, non reggevano in competitività il confronto con quelli proposti da nuovi competitors asiatici.Come è poi andata a finire ce lo racconta Silvia Corbetta, direttore commerciale dell’azienda suddetta.

Dal mobile fai da te all’automotive
«Effettivamente fu un duro colpo apprendere quella notizia, proprio agli inizi del nuovo millennio- rammenta la nostra interlocutrice – la multinazionale in questione, infatti, da cui negli anni ’80 eravamo stati scelti come uno dei fornitori chiave in Italia, aveva contribuito in modo marcato, grazie pure a tutto l’indotto che le girava intorno, alla vistosa crescita aziendale, assorbendo da sola un buon 30% del volume produttivo. Ma le leggi del mercato, si sa, nella loro logica basata sul rapporto qualità/prezzo, possono essere spietate. E così, preso atto della situazione, cercando di non farci prendere dalla sconforto, ci siamo rimboccati le maniche orientandoci verso una nuova rotta. A tenerci a galla in quel complicato frangente sono stati i clienti minori, ai quali comunque non avevamo mai smesso di destinare una parte della produzione ed anche, dobbiamo riconoscerlo, la serietà e la sensibilità dimostrataci da quel grosso cliente nord europeo il quale non ci bloccò le commesse dall’oggi al domani, ma lo fece in modo graduale».
Il prosieguo della storia conferma la validità del detto “Non tutti i mali vengono per nuocere”. Pur fra mille difficoltà, dovute al cambiamento epocale affrontato sotto diversi aspetti (la rivalutazione del rapporto con vecchi clienti e l’approccio con nuovi, il rinnovamento tecnologico, l’innalzamento dei livelli qualitativi, l’organizzazione interna, nonché un maggior supporto tecnico pre e post vendita), la ditta è poi riuscita a trovare nei fasteners destinati al settore dell’automotive il suo nuovo cavallo di battaglia, affiancando a questi anche prodotti per l’industria del bianco e non solo. «In un certo senso è stato come reinventarci ed imparare tutto da capo – osserva Silvia Corbetta – ma quell’esperienza ci ha temprati e rinvigoriti, consentendoci inoltre di specializzarsi in un offerta di alto valore aggiunto con la quale ritagliarci un importante spazio nel mercato, oggi più competitivo e selettivo che mai a causa della crisi economica e della globalizzazione».

Un made in Italy che piace ai tedeschi
Alla richiesta di illustrarci le principali differenze fra il settore di riferimento di ieri, il mobile fai da te, e quello attuale, l’automotive, la sales manager risponde senza esitazioni: «Sono due comparti completamente diversi, un po’ in tutti i sensi, ma in particolar modo ciò che li distingue sono i requisiti del prodotto da ognuno di essi richiesto. Affermare che prima il nostro lavoro era più facile è un po’ scontato perché ormai è a tutti noto quanto le industrie automobilistiche siano diventate pretenziose nei confronti dei loro fornitori. Sostanzialmente è il ciclo produttivo nel suo insieme ad essere più complesso richiedendo maggiore attenzione e tempi di esecuzione di gran lunga superiori con evidenti ripercussioni sui costi del prodotto finale (purtroppo non sempre riconosciuti). Se prima si riusciva a passare dalla produzione alla consegna con relativa fatturazione nell’arco di 4-5 giorni, oggi è già una fortuna evitare di espandere tale margine alle 6 settimane in quanto tutto ciò che viene eseguito necessita poi di trattamenti termici, lavorazioni di ripresa, rivestimenti galvanici, controlli accurati, fasi di selezionatura per finire con il confezionamento». Incombenze che tuttavia la Rosval ha dimostrato di saper svolgere egregiamente se si valuta che le sue aree di vendita sono soprattutto in Germania, locomotiva d’Europa, nella quale riversa buona parte della considerevole quota di export, ormai prossima all’80%. «Storicamente abbiamo sempre avuto una predilezione per il mercato estero – confida la nostra interlocutrice – ed è fuori dai confini nazionali che desideriamo centrare l’obiettivo primario: diventare un partner apprezzato per affidabilità e per eccellenza produttiva per un certo tipo di clientela, diciamo di fascia alta. Obiettivo raggiungibile solo perseguendo con convinzione la strada della qualità impegnandoci nel contempo nella soluzione radicale di un problema, cioè lo scollamento esistente con gli utilizzatori finali, trattando quasi esclusivamente con i distributori, il che non di rado ci impedisce di disporre di tutte le necessarie informazioni tecniche sul prodotto da realizzare, obbligandoci ad agire un po’ alla cieca».

Più attenzione alla meccanica e alle PMI
25 stampatrici a freddo a 2, 4 e 5 stazioni, quasi altrettante rullatrici a pettini e a rulli, una rondellatrice (a cui presto se ne aggiungerà un’altra), 4 macchine per ripresa, 6 selezionatrici ottiche e 2 impianti automatici per il lavaggio defosfatante consentono alla società di sfornare ogni mese circa 100 milioni di viti, per un consumo annuo di filo di acciaio al carbonio pari a 5.000 tonnellate. Un parco tecnologico di tutto rispetto, considerando le medie dimensioni aziendali. «Il supporto che la tecnologia ci ha offerto nel nostro percorso di crescita e di trasformazione è stato notevole – afferma Carlo Corbetta, fondatore della Rosval – tuttavia avrei una critica, che al tempo stesso è una richiesta, da rivolgere ai costruttori di mezzi produttivi per viteria: dopo aver pensato per anni a migliorare le macchine  nella loro componente elettronica, sarebbe ora il caso di far compiere alle stesse qualche altro passo avanti anche per quanto riguarda la meccanica,  rendendole più a misura d’uomo. Spesso in proposito mi sento rispondere che la meccanica è arrivata al limite, ma io da vecchio del mestiere non sono d’accordo e ritengo invece che sia infinita, come la matematica!».
Anche la voce commerciale dell’azienda, quella della figlia Silvia, ha un appunto da esprimere, indirizzato però al Sistema Paese, reo a suo avviso di non aver sostenuto le piccole e medie imprese in questo lungo periodo di crisi economica, aggravata dalla forte aggressione dei mercati emergenti: “È con rammarico che abbiamo constatato l’assoluta latitanza da parte di chi avrebbe dovuto aiutarci in circostanze così negative. Atteggiamento che purtroppo ha portato alla chiusura di numerose viterie fra cui molte più grandi di noi. Oggi guardare avanti con fiducia non è facile. Per fortuna ad incoraggiarci c’è ancora nostro padre con la sua saggezza unita ad un incrollabile ottimismo. Le sfide che ci attendono saranno aspre, ma le affronteremo uniti a tutti i nostri collaboratori, che siamo certi non mancheranno di sostenerci”.

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