Settore siderurgico: utenti contenti

I Bilanci d’Acciaio analizzati dagli esperti di Siderweb hanno descritto un incoraggiante quadro dei principali settori-utilizzatori della materia prima e hanno anzi rilevato che alcuni comparti specifici viaggiano a ritmi superiori alla media, nonostante alcune sparute eccezioni.

Sono undici i comparti industriali utilizzatori di acciaio che gli osservatori della community di Siderweb hanno preso in esame nel quadro dei lavori che hanno preceduto la presentazione dei Bilanci d’Acciaio e degli Stati generali della siderurgia nell’ultimo trimestre del 2017. Nell’ordine, si tratta di viterie e bullonerie, produttori di molle, carpenterie, costruttori di articoli in metallo, fornitori del bianco, macchine agricole e di movimento terra, macchinari meccanici, automotive, trasporto, costruzioni, industria del gas e degli oleodotti. Si tratta secondo gli analisti d’un panorama in salute, dato che la sua redditività operativa complessiva è cresciuta, nel 2016, insieme a quella sulle vendite (il cosiddetto Ros o Return on sales). Il capitale complessivamente investito è stato a sua volta protagonista di un passo avanti dell’1,3%; e la performance del valore aggiunto è stata migliore (5,9%) di quella dei fatturati. Il budget destinato al personale è lievitato dell’1,7% ma si è ridimensionata (-0,6%) la sua incidenza sui ricavi stessi. Sempre nel 2016, l’anno cui  hanno fatto riferimento gli studi, si è archiviato un miglioramento dell’Ebitda (margine operativo lordo) da 11,7 punti percentuali. Ancora: è stato giudicato “significativo” il progresso registrato sul fronte della redditività della gestione caratteristica a cavallo fra il 2015 e il 2016, «nettamente superiore al costo medio dei debiti finanziari»: +7,8%. Per conseguenza, è salito dal 3,2 al 5,6% l’indicatore relativo alla redditività dei mezzi propri. Importante è notare che fra il 2015 e il 2016 si è ridotto il livello del rischio finanziario, essendo il rapporto di indebitamento finanziario calato (0,9-0,8%) mentre l’indebitamento complessivo ha subito una flessione da 2,6 a 2,2%.

Ritratto di un’industria vivace
Quale sia il reale volto dei principali consumatori di acciaio nel Paese lo hanno svelato, di nuovo, i numeri. Suddivise in tre raggruppamenti a seconda del volume d’affari (sino a 10 milioni di euro; fra 10 e 50 milioni di euro e oltre i 50 milioni di euro) le aziende utilizzatrici sono in larga maggioranza piccole. Il 46,2% di esse fa parte della prima fra le tre categorie citate e il 40,4 calcola un business annuo fra 10 e 50 milioni. Le grandi imprese, come era largamente prevedibile, sono poche (il 13,4% del totale) ma la loro influenza economica è enorme ed equivalente per la precisione a più dell’82% del fatturato totale dell’industria. Solo il 3,2 è al contrario riconducibile a quelle microimprese che, s’è visto, sono le più numerose. Sono sei i parametri in base ai quali è stata giudicata la prestazione degli appartenenti al cluster e alcuni di questi sono già stati menzionati più su: redditività operativa complessiva (Roa); redditività sulle vendite o Ros; Roe o redditività dei mezzi propri. A seguire poi, il rapporto fra Ebitda e fatturati; fra marginalità (o valore aggiunto) e fatturato; infine fra il costo del lavoro e il valore aggiunto. Sette delle industrie utilizzatrici di acciaio esaminate hanno mostrato sotto questi aspetti risultati superiori, talvolta in misura evidente, alle medie. Fra i quattro che hanno invece denotato qualche più o meno rimarchevole scostamento dai valori medi fa sensazione la presenza della produzione automobilistica e dei trasporti di altro genere, in compagnia dei player dell’edilizia e delle costruzioni e, per finire, dello oil & gas.

Il boom che non t’aspetti
Senza addentrarsi fra le righe dell’exploit ininterrotto delle viterie e delle bullonerie, che a braccetto con i mollifici avevano già dato prova di resilienza e solidità anche nel recente passato, è senza dubbio d’interesse l’andamento dei produttori di manufatti in metallo, delle macchine e apparecchi meccanici, delle apparecchiature per la casa; nonché delle carpenterie. Queste ultime hanno ottenuto a partire dal 2014 un miglioramento del Roa (4,2% a fronte di una media del 3,9%); del Ros (5,8%5%); della redditività dei mezzi propri (7,1-5,6%) e del rapporto fra marginalità operativa lorda e fatturato (12,2% contro un valore medio dell’8,7). Quanto alla ratio fra valore aggiunto e fatturato, e fra costo del lavoro e valore aggiunto, il dato è rispettivamente del 32,3% contro la media del 24,1; e del 62,2% contro il 64,1 medio. Per quel che concerne i prodotti in metallo, essi hanno calcolato nell’ordine un Roa del 6%; 7,1% di Ros; Roe al 6,7% e un 12,3% nella relazione fra Ebitda e fatturati. Inoltre, hanno riportato un 32% nel confronto fatturato-valore aggiunto; e un 61,7% in quello fra costo del lavoro e valore aggiunto. Sono restate chiaramente identiche le medie di riferimento, costanti e invariate per tutti i segmenti che compongono il cluster degli utilizzatori di acciaio in Italia.

Chi sale e chi scende
Si sono mantenute tutte in area positiva le voci riguardanti le apparecchiature elettriche domestiche, con Roa del +9,6%; 11,1% di ritorni sulle vendite; redditività dei mezzi propri al 23,1% e 10,5% nel rapporto fra Ebitda e fatturato. A completare il quadro, 27,3 punti percentuali di rapporto valore aggiunto-fatturato e 61,5% nel rapporto fra costo del lavoro e valore aggiunto. Là dove gli analisti di Siderweb hanno iniziato a segnalare valori inferiori rispetto alle medie è nell’area delle macchine agricole e di movimento terra. In particolare sul piano del Ros (4,5%); nel rapporto fatturato-Ebitda (8,1) e in quello fra valore aggiunto e fatturato (22,3%). Sono tutti in negativo gli indicatori del versante automotive. Nell’ordine, e con le medie di riferimento fra parentesi, essi sono: 1,4% (Roa: 3,9%); 1,1% (Ros: 5%); -0,5% (Roe: 5,6%); 4,3% (Ebitda-fatturato: 8,7%); 13,2% (è il rapporto fra valore aggiunto e fatturato: 24,1%); 67,4 (Costo del lavoro contro valore aggiunto: la soglia di riferimento è del 64,1%). «Il valore aggiunto più basso in rapporto ai ricavi delle vendite», è il commento della community, a motivazione parziale dei numeri appena visti, «è quello del cluster dell’automobile. Questo si spiega con l’elevata incidenza dei consumi e dei servizi esterni in gran parte costituiti dagli acquisti di componenti la cui produzione è stata esternalizzata». Qualche riflessione è stata inevitabilmente dedicata poi all’altro dei comparti strategici che ha evidenziato il maggiore numero di voci inferiori ai valori medi di riferimento, quello dello oil & gas. I suoi indici Roa, Ros e Roe sono tutti in negativo (-4,4%; -9,5%; -12,3%) e la sua performance è stata analizzata anche ricorrendo a un paragone con altre categorie importanti. «I cluster caratterizzati dai maggiori costi strutturali», si è potuto apprendere dall’esame dei Bilanci d’Acciaio, «e cioè riconducibili a personale, ammortamento e godimento di beni di terzi, sono oil & gas, mollifici, altri mezzi di trasporto, prodotti in metallo e carpenterie. La capacità di assorbire tali costi è molto carente nei cluster dello oil & gas che presenta un Ebit negativo. I proventi della gestione finanziaria hanno un impatto molto positivo nei cluster: apparecchio domestici elettrici, macchine e apparecchi meccanici, altri mezzi di trasporto. L’impatto risulta invece negativo per il segmento oil & gas», è l’inevitabile commento finale.

Innovare per crescere ancora
Come già in passato era stato evidenziato nel contesto di eventi curati da Siderweb, anche in occasione dei Bilanci d’Acciaio è stata segnalata la necessità, per le industrie della galassia della siderurgia, di metter mano a qualche cambiamento importante per continuare a crescere. In relazione a quanto visto nel corpo portante di questo stesso articolo sembra in particolare utile ricordare quanto osservato dall’esponente dell’Ufficio studi di Siderweb Stefano Ferrari sulla struttura odierna della catena di fornitura dell’acciaio e le sue possibilità d’evoluzione. «Attualmente», ha scritto Ferrari in Stati Generali dell’Acciaio, rapporto annuale presentato a margine dei Bilanci d’Acciaio, «l’organizzazione della filiera non consente sempre una sufficiente marginalità al settore e un’equa ripartizione del valore. Gli operatori (…) hanno perciò auspicato una rivisitazione o una riforma della supply chain della siderurgia nazionale, al fine di raggiungere le economie di scala in grado di aumentare i margini. Le visioni (…) sono state diverse ma l’elemento comune è stato quello del servizio al cliente per migliorare i margini. È fondamentale cioè fornire un pacchetto prodotto-servizio che renda la collaborazione fra fornitore e cliente una partnership e non un mero rapporto commerciale».

Decidere le strategie, scegliere la velocità
Se innovare è necessario, le tempistiche in base alle quali portare a termine il cambiamento hanno importanza decisiva. Responsabile dell’Ufficio studi di SiderWeb, Gianfranco Tosini, sempre fra le pagine degli Stati Generali ha suddiviso i player della siderurgia in tre raggruppamenti diversi. Quelli specializzati e focalizzati su prodotti a elevato valore, nonstandard; i produttori di acciaio diversificati; quelli di massa focalizzati su posizioni di costo. «Uno sguardo approfondito (…) mette in evidenza una certa correlazione», ha scritto Gianfranco Tosini, «fra i ricavi e gli investimenti in ricerca e sviluppo per i produttori diversificati. Le imprese più grandi spendono di più in termini assoluti, ma questo non le rende più redditizie. Ciò significa che spendere di più in ricerca e innovazione non è sufficiente per migliorare i margini; bisogna che tali spese rispondano a una strategia ben delineata
e condivisa a tutti i livelli aziendali (…). L’innovazione è in grado di supportare due obiettivi strategici di fondo, ovvero la crescita dei ricavi e il miglioramento della redditività». Per selezionare la loro roadmap le aziende della filiera siderurgica sono chiamate a «decidere se essere un’avanguardia» e quindi prime sui mercati con prodotti innovativi; se essere «inseguitori veloci» e quindi degli «imitatori» dotati però dell’abilità di migliorare le innovazioni delle avanguardie; o inseguitori lenti che dei processi e soluzioni innovativi prendono solo ciò di cui ritengono di avere bisogno. Tenendo conto delle diverse prerogative dei business italiani è opinione di Tosini che per dare impulso all’innovazione si debba trovare qualche forma di cooperazione fra realtà di stazza differente, «a maggiore ragione se si pensa che l’innovazione dovrà sempre più incorporare tecnologie nuove» come il digitale.

Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Tecnologie del Filo © 2018 Tutti i diritti riservati