Properzi: puntare su prodotti e tecnologie

Giulio Properzi, presidente della Continuus-Properzi SpA.

Nell’attuale situazione di mercato le nuove iniziative puntano su prodotti avanzati e ad alto valore aggiunto: è il momento giusto per le aziende che si muovono in questa direzione. Ce ne ha parlato Giulio Properzi, presidente della Continuus-Properzi, nel corso di questa intervista

Dal Suo punto di osservazione, come vede muoversi in questo ultimo periodo il settore della lavorazione dei metalli e quali evoluzioni si sente di ipotizzare?
Purtroppo lo scenario mondiale nel nostro campo non è incoraggiante. In quasi tutti i settori la crisi ha generato una situazione di sovraccapacità produttiva, talvolta del 40-50 %, e la ripresa sarà quindi abbastanza lenta.

Qual è a Suo avviso la giusta chiave di lettura del mercato attuale, che consenta di affrontarne e superarne adeguatamente le sfide?
Nella situazione che ho descritto gli investimenti vengono drasticamente ridotti, ma non del tutto annullati. Le nuove iniziative si  concentrano sui prodotti più avanzati e a maggior valore aggiuntivo; dunque è il momento giusto per le aziende che possono offrire al mercato nuove macchine, nuovi prodotti e nuove tecnologie, mentre quelle concentrate su beni standard, anche di ottimo livello, dovranno lottare per sopravvivere.

Quali sono attualmente le necessità e le problematiche che emergono in maggior misura nel vostro ambito operativo e come vi trova risposta la vostra azienda?
Il nostro caso è quello di un esportatore totale o quasi e quindi siamo nelle migliori condizioni per cogliere tutte le occasioni offerte da un mercato veramente mondiale. Tuttavia il settore dei fili di rame è realmente in crisi e, come per tutti, anche per noi è il momento di giocare in difesa con una oculata gestione delle risorse, evitando però di perdere competenze importanti che saranno necessarie alla ripresa del mercato. Ripresa che ottimisticamente prevedo per il 2014 inoltrato.

L’ufficio tecnico in Continuus-Properzi.

Quale rilevanza ha oggi l’attività Ricerca & Sviluppo per una realtà che voglia essere competitiva sul mercato globale? Come si muove la vostra azienda in tal senso?
Parlare di Ricerca e Sviluppo (R&S) in Italia è un vero terreno minato. C’è una grande confusione già nella sua stessa definizione. Si confonde – o si ignora perché non contabilizzato – quel continuo lavoro dedicato al miglioramento dei propri prodotti e dei propri processi, che tutte le nostre aziende sane fanno con la R&S a lungo termine, e con traguardi ambiziosi che chiedono la partecipazione di grandi entità, cioè a dire finanziamenti forti, università e aiuti statali. Relativamente a quest’ultimo tipo di R&S, posso ricordare una mia esperienza personale: quella di un progetto di ricerca con sviluppo e sperimentazione di un prototipo per il quale nel 2002 abbiamo chiesto una partecipazione statale. Il progetto è stato approvato negli anni da varie commissioni, noi abbiamo speso un considerevole budget iniziale e abbiamo prodotto carta su carta durante gli anni, ma nulla fino ad ora, dopo oltre 10 anni, si è concretizzato, anche se veniamo costantemente informati di tenerci pronti perché la firma finale è vicinissima. Per fortuna, ma solo per fortuna, dopo oltre 10 anni il progetto di ricerca è ancora tecnicamente valido. È chiaro comunque che questi tempi biblici sono intollerabili e chi parla di R&S frutto di delibere dei vari Governi non sa di cosa sta parlando o gode di corsie preferenziali. Andrebbe anche ricordato più spesso che il fine dell’attività R&S è l’innovazione, ma che maggiore è l’innovazione più numerosi nemici sorgono per mantenere o trascinare nel tempo lo statu quo ante, e quindi il pay back è sempre parecchio più lungo delle previsioni.

Quali sono i vostri obiettivi di tutti i giorni e i progetti a lungo termine?
Obiettivo minimo di tutti i giorni è di continuare a pagare tutti gli stipendi e di avere almeno un pareggio di bilancio fino a “che passa ‘a nuttata”; con l’impegno seguente di fare utili e potenziare l’azienda in anni meno critici. A più lungo termine stiamo studiando come utilizzare in proprio la nostra tecnologia, vale a dire diventare utilizzatori di nostri impianti. Con dispiacere vediamo però che questo sviluppo potrebbe essere attraente solo in altri Paesi e non in Italia. Non soltanto per la nostra crisi economica, ma perché troppa burocrazia, troppe leggi e la loro libera interpretazione, contro impresa e imprenditore, sommate all’alto costo dell’energia, tolgono la voglia a qualunque investitore che abbia possibilità di scelta.

Come si conquista la fiducia dei propri clienti e come si fa sentire loro concretamente la propria vicinanza?
A questa domanda rispondo semplicemente: non facendo mai i furbi! E mantenendo le promesse – molto chiare – che si fanno promuovendo e vendendo i propri prodotti.

L’Ing. Giulio Properzi, presidente della Continuus-Properzi SpA, davanti alla lingottatrice Track & Belt.

Quale importanza rivestono il risparmio e l’efficienza energetica nel contesto delle odierne dinamiche industriali? Qual è la posizione della vostra azienda a tale riguardo?
Mi sembra una domanda pleonastica. Risparmio ed efficienza energetica a livello industriale sono sempre stati all’ordine del giorno e non li scopriamo oggi dati i costi italiani sia del gas sia del  kW/ora.

Come giudica l’attuale situazione di accesso al credito delle imprese italiane?
Di credit crunch si è già parlato approfonditamente. Esiste, è reale ed è forte. Banche indebolite che trattano il credito con imprese debolissime è un pessimo scenario. Questo è solo l’effetto a valle di crisi finanziarie mondiali e di crisi della politica europea nel reagire alle stesse. Solo quando – e speriamo presto – i problemi a monte troveranno una linea di galleggiamento ci dimenticheremo del credit crunch alle imprese.

Ritiene che una vicinanza fattiva tra mondo del lavoro e mondo universitario/della ricerca sia decisiva per lo sviluppo tecnologico di un Paese? Come valuta la situazione italiana in tale contesto?
Alla prima domanda cambio solo il verbo e dico “dovrebbe essere decisiva”, invece non esiste, salvo le dovute eccezioni. Purtroppo valuto la situazione italiana parlando di collaborazione fra università e imprese a livello veramente embrionale.

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