Molle per tutti i gusti, con Mollificio Adige

Liliana Gatteri, responsabile amministrativo del Mollificio Adige S.p.A.

Il simbolico traguardo dei primi quarant’anni lo ha già raggiunto e da poco superato, quindi la sua età è di tutto riguardo. Fin dalla nascita si è prodigata per diventare un punto di riferimento per i tutti i mollifici del Bel Paese, obiettivo perseguito su vari fronti: promuovendo studi e ricerche sui costi di produzione, organizzando seminari e corsi di aggiornamento nonché work-shop riservati allo studio di strategie e modelli di sviluppo aziendali, divulgando manuali tecnici sul design delle molle, sulle procedure di controllo finale, sulla classificazione dei livelli di qualità, sui metodi di ordine materiale e sui termini generali di vendita. Stiamo naturalmente parlando dell’Anccem, l’associazione dei mollifici italiani, il cui grande merito, fra gli altri, è quello di aver redatto un codice etico per l’attività di impresa nel settore delle molle industriali, insistentemente rammentato ai propri membri in ogni occasione di incontro, basato su nobili principi di comportamento professionale, quali la correttezza, la lealtà e, soprattutto, la collaborazione. Un’associazione di cui sono molto fieri i numerosi iscritti ed in modo particolare Liliana Gatteri, responsabile amministrativo del Mollificio Adige S.p.A. di Verona che, dialogando con noi, più volte ne elogia l’operato.

Molle nel sangue e nel …cuore

«Noi ci sentiamo riconoscenti nei confronti dell’Anccem – conferma la nostra interlocutrice – perché il rispetto di quel codice etico, in sostanza ispirato alla regola biblica del “non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te”, ha contribuito a creare fra noi mollisti uno spirito di corpo, rivelatosi prezioso in questo lungo periodo di crisi economica  nel quale, nei momenti di maggiore difficoltà, ci si è dati una mano a vicenda. C’è stato, ad esempio, chi ha fornito parte della propria materia prima a un concorrente che, per circostanze avverse, ne era rimasto sprovvisto, o chi, nell’impossibilità di realizzare una certa tipologia di componente elastico ha indirizzato il richiedente verso un altro mollista in grado di soddisfare tale richiesta. Casi che trovo bellissimi quanto rari in un ambiente in cui si è soliti pestarsi i piedi e farsi la guerra l’un l’altro». Rappresentante della terza generazione aziendale la Liliana Gatteri è orgogliosa di appartenere ad una famiglia  che definisce “con le molle nel sangue” e si commuove nel raccontarne la storia, non priva di ostacoli imprevisti, ma sempre vissuta con la consapevolezza di svolgere un’attività importante, dove la qualità non va presa sottogamba, ma al contrario considerata una priorità, perché una molla, anche se il paragone può sembrare ardito, è un po’ come il cuore: non si vede, ma se non ci fosse la “macchina” si fermerebbe. «Siamo nel mercato dei componenti elastici dal 1955 – informa – ed oggi il nostro catalogo comprende molle a compressione, a trazione, a torsione, ma pure particolari sagomati in filo e nastri, spinotti, spilli, coppiglie. Quasi l’intera produzione viene realizzata su disegno fornito dai clienti mentre solo una piccola parte riguarda pezzi standard, fra cui spezzoni a trazione e a compressione lunghi 400 mm,  disponibili in magazzino per soddisfare con celerità e in modo più economico eventuali urgenze».

La crisi come opportunità
Da quelle destinate ai seggiolini degli impianti di risalita a quelle per pale eoliche, dagli esemplari utilizzati nelle automobili a quelli per serrature e maniglie, dalle tipologie montate nelle valvole a quelle per rubinetteria ecc. È una fila lunghissima quella che si creerebbe volendo chiamare all’appello gli innumerevoli modelli di componenti elastici finora prodotti dalla società scaligera, sempre pronta a soddisfare le esigenze della vasta clientela, anche le più strane e bizzarre, come quella giunta tempo fa da un designer il quale chiese di trasformare un rocchetto di filo d’oro in braccialetti avvolti come una molla. «Naturalmente quella fu un’eccezione – precisa la responsabile del reparto amministrativo – in particolare per quanto attiene al materiale, visto che di solito lavoriamo l’acciaio al carbonio e l’inox, che tuttavia abbiamo affrontato come una delle tante prove che il mercato ci chiede di superare. Del resto la nostra fortuna, o forza, sta proprio nell’ampia diversificazione dei settori con i quali riusciamo a dialogare, il che ci tiene un po’ più al riparo dai negativi effetti causati dal succedersi delle varie crisi: quando un comparto ne subisce una in modo pesante, possiamo comunque contare su di un altro che invece non ne è stato colpito. Negli ultimi tempi, ad esempio, è la meccanica a tenerci a galla, ma in passato lo è stata l’industria agricola e poi quella automobilistica, ora in affanno dal 2008. Così oggi abbiamo la soddisfazione di poter affermare che non solo quest’ultima drammatica crisi non ci ha messo in ginocchio, come dimostra il fatturato, mantenutosi stabile, ma che siamo addirittura riusciti a trasformarla in opportunità attraverso investimenti relativi, sia alla superficie aziendale, ampliata con due nuovi capannoni, sia ai mezzi produttivi, con l’acquisto di macchinari di ultima generazione e di un innovativo forno per trattamenti termici che hanno portato a 44 gli elementi della nostra squadra tecnologica».

E’ ora di mollare il freno
«Il bello di questo lavoro è che non finisce mai di stupirti  – confida Liliana Gatteri –  quando pensi di aver realizzato il prodotto più complicato o con l’applicazione più insolita, ecco che te ne viene commissionato un altro che mette a dura prova la professionalità dei tecnici progettisti e degli operatori alle macchine. Peccato però che venga sempre più snobbato dalle nuove leve col serio rischio che in futuro il mestiere di mollista perda la sua linfa vitale: manodopera appassionata». Per scongiurare una simile evenienza la dirigenza ce la sta mettendo tutta per cercare di creare un ponte fra il mollificio e il mondo della scuola perseguendo la strada degli stage organizzati all’interno della ditta, riservati a studenti degli istituti tecnici della zona. I risultati finora non sono molto incoraggianti e da queste esperienze emerge un’amara verità: ai giovani interessa più un lavoro dietro una scrivania che davanti ad una avvolgitrice o torsionatrice. Ciò naturalmente preoccupa la nostra interlocutrice ma non scalfisce più di tanto la positività del suo carattere che la spinge a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno e a guardare al domani con ottimismo: «Mettiamola così – osserva – peggio di così il mercato non può andare; e poi questa crisi, arrivata dopo tanti anni di vacche grasse in cui forse ci siamo anche un po’ adagiati, ha richiesto in noi nuovi stimoli, obbligandoci a far accendere una lampadina nel cervello. Noi comunque nel 2013 un certo movimento nel mercato lo abbiamo avvertito anche se si percepisce ancora una palpabile insicurezza che induce molte imprese a tenere il piede sul freno impedendole di ripartire. La dice lunga il fatto che alcuni clienti, dopo averci ordinato delle molle non se la sentono di ritirarle pregandoci di trattenerle in magazzino. Forse basterebbe un pizzico di coraggio in più, seguendo un po’ l’esempio di questa azienda. Di certo in noi della terza generazione è forte il desiderio di  costruire qualcosa di concreto da lasciare ai nostri figli, così come hanno fatto coloro che ci hanno preceduto. E di progetti in tal senso ne abbiano davvero tanti».

Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Tecnologie del Filo © 2017 Tutti i diritti riservati