L’industria delle molle al tempo della mini-ripresa

Il più recente convegno nazionale di ANCCEM, l'associazione italiana dei mollifici, ha avuto fra i suoi ospiti il responsabile dell'Ufficio Studi di Siderweb Gianfranco Tosini che ha fornito un ritratto del settore basato su un campione di 120 imprese, a completamento delle analisi del presidente dell'associazione, Angelo Cortesi.

com-tecnichenuove-tecnologiadelfilo-tf-2015-003-260L’ultimo in ordine di tempo fra i convegni nazionali di Anccem, l’associazione che riunisce i mollifici italiani, ha dato modo alla sigla di categoria di tastare il polso alle imprese del settore grazie all’analisi del responsabile dell’Ufficio studi di Siderweb, Gianfranco Tosini. Questi ha condotto una indagine sulla performance economico-finanziaria di 120 produttori, pari al 65% di quelli censiti complessivamente, basandosi sui bilanci che essi hanno pubblicato fra 2008 e 2013. Inoltre, in termini di addetti le 120 insegne rappresentano addirittura il 96% del totale.

Le realtà esaminate sono per il 32% micro, sotto i 10 addetti; piccole per il 54,2 (da 10 a 49 unità, il 38,9 dei lavoratori del campione); per l’11,7 medie, sino a 249 dipendenti; e solo per l’1,7% grandi. Presso i costruttori di molle di casa nostra operano 3.642 persone, in diminuzione del 3% rispetto al 2008, anche se le grandi e le medie aziende con fatturati fra 3 e 5 milioni hanno salutato un incremento. Gli assunti sono saliti nel primo caso del 5,6% e nel secondo del 3. Quasi speculare la situazione dal punto di vista del volume d’affari. Il campione preso in esame ha espresso un business da 627,2 milioni di euro ma a paragone con il 2008 esso è calato del 2%. Non per tutti, però, perché i colossi da più di 250 assunti sono cresciuti del 7,3% e d’altra parte i costruttori con ricavi fra 10 e 25 milioni di euro hanno registrato una crescita del 2%.

È però la classe delle microimprese a segnalare le sofferenze più gravi con incassi in picchiata (-22%) nel confronto con la fine del decennio scorso; mentre quelle con fatturato medio fra 5 e 10 milioni hanno lasciato per strada il 9,7%. In aumento anche il capitale investito (+3,8%) trainato questa volta dai vendor con fatturati fra 3 e 5 milioni (+14%) e da quelli fra 10 e 25 milioni. Quelle con un fatturato da 3 a 25 milioni sono altresì le principali responsabili dell’ascesa, da 4,6 punti percentuali sul 2088, della redditività lorda (Ebitda) perché sia le più grandi, sia le piccole e le micro, l’hanno visto ridursi (a -9; -4,5; -33% rispettivi).

L’imperativo del presidente
Se quello illustrato da Gianfranco Tosini è il quadro generale entro il quale operano non senza criticità i mollifici tricolori, al presidente di Anncem Angelo Cortesi è spettato invece il compito di tracciare le linee guida per il futuro nel suo intervento d’apertura, incisivo come da tradizione. Parola d’ordine: crescere era il titolo della sua prolusione al congresso di Bologna e la crescita deve non solo agganciare le più ottimistiche stime di Istat sui progressi del Pil nel 2015 (+0,7%) ma anche capitalizzare i previsti slanci dati da Expo 2015 e dalla forza del dollaro, in chiave export.

Cortesi ha considerato che la crisi non si sia ancora conclusa perché le strategie per affrontare e vincere le difficoltà mancano di compiutezza e perché inoltre il Paese è piegato dalla corruzione; ma crede, con Albert Einstein, che dalle complicazioni nascano inventiva, scoperte, grandi visioni.

In contrasto con le politiche di delocalizzazione che hanno caratterizzato le vicende recenti della manifattura nostrana, meglio prendere esempio dal re-shoring attuato e valorizzato negli Stati Uniti. Questi possono godere di prospettive di aumento del Prodotto interno lordo da 3,5 punti nel 2015, in virtù delle azioni incentivanti la produzione locale, del contenimento della pressione fiscale, della riduzione dei costi dell’energia.

Serve però, in luogo del significato quasi puramente speculativo che alcuni manager hanno voluto dare alla gestione d’impresa, un recupero dell’autentico senso del fare impresa, che è innanzitutto capacità progettuale di ampio respiro, dando motivazioni e ideali. Necessario anche il ripristino dei legami con i territori e le comunità, previsto dal paradigma di successo dei distretti nazionali, un tempo pieni di vitalità e passioni, oggi sovente impoveriti e aridi. A dominare e guidare gli sforzi di rinnovamento deve essere infine l’idea della sostenibilità.

«La strada verso il futuro è difficile e ardua», ha concluso Angelo Cortesi, «e dovremo necessariamente trovare nuovo lavoro che porti benessere in modo ecologicamente sostenibile e socialmente equo. La sfida si può vincere se faremo ogni giorno delle scelte più sostenibili di quelle del giorno prima».

Condividi quest’articolo
Invia il tuo commento

Per favore inserisci il tuo nome

Inserisci il tuo nome

Per favore inserisci un indirizzo e-mail valido

Inserisci un indirizzo e-mail

Per favore inserisci il tuo messaggio

Tecnologie del Filo © 2018 Tutti i diritti riservati