L’eccellenza viaggia col filo

Da destra, Paolo Bonaiti e Paolo Milani, rispettivamente, vice presidente e direttore dell’area trafilati della Giuseppe & F.lli Bonaiti S.p.A.

I grossi e repentini cambiamenti degli scenari macroeconomici mondiali e le pesanti crisi dei mercati tradizionalmente più vivi degli ultimi anni, nelle diverse realtà industriali hanno ancor più rafforzato l’idea che gli obiettivi da perseguire per affrontare con successo le sfide del domani siano: investire, innovare, crescere. Si fa altresì chiara la convinzione che senza un’efficiente organizzazione e un’alta professionalità non ci si possa proporre ai clienti come un partner affidabile. Logiche pienamente condivise e messe in pratica dalla trafileria Giuseppe & F.lli Bonaiti, un’azienda che di filo se ne intende, visto che ha iniziato a produrlo la bellezza di 183 anni fa.

«Dolci» fili per viti e bulloni
«Come molte altre imprese del territorio lecchese, nasciamo in prossimità dei fiumi che scendono dalle sovrastanti montagne, nella culla delle trafilerie italiane – esordisce Paolo Bonaiti, vice presidente della ditta – Parlo di tempi molto lontani in cui la vergella si lavorava in maniera artigianale afferrandola con delle pinze e tirandola, con la forza delle braccia, all’interno della filiera. Una bella fatica per le maestranze dell’epoca! Intraprendenza, passione per il lavoro, desiderio di aprirsi a nuove attività, per alcune delle quali siamo diventati noi stessi i principali fornitori, ci hanno consentito di arrivare al punto in cui siamo: un gruppo con diverse ramificazioni nel campo metalmeccanico di cui il filo d’acciaio continua a essere una componente importante». Nello stabilimento riservato ai trafilati, da oltre dieci anni ubicato nel bergamasco, la produzione consiste in vergella e filo di acciaio non legato (per impieghi generali e speciali) e in filo di acciaio per ricalcatura ed estrusione a freddo in tre differenti versioni: da bonifica, da cementazione e non destinati al trattamento termico. «Riservati essenzialmente alle viterie e bullonerie, questi prodotti nascono da acciai con un tenore di carbonio molto basso – informa Paolo Milani, direttore dell’area trafilati – il cui valore massimo non supera lo 0,38%. Attualmente stiamo sperimentando acciai con percentuali di carbonio addirittura dello 0,02%, vicinissime dunque al ferro puro, come pure acciai 34Cr4 che rientrano già nella categoria dei materiali legati al cromo. Per quanto riguarda, invece, lo stato di fornitura la vergella, con un range di diametri da 5,50 a 20 mm, può essere consegnata con o senza ricottura, mentre il filo, con diametri variabili da 1,50 a 20 mm, a seconda delle esigenze del cliente, può presentarsi trafilato, ricotto e trafilato, a un passo dal cotto (trafilato, ricotto e skinpassato), trafilato e ricotto».

Tolleranze strette, anzi di più
Per i non addetti ai lavori il ventaglio produttivo offerto potrebbe anche sembrare modesto, ma nella realtà non è cosi perché ogni fornitura per caratteristiche metallurgiche, meccaniche e superficiali deve soddisfare requisiti quasi sempre diversi. «È vero – conferma Paolo Milani – per andare incontro alle precise esigenze del cliente la singola tipologia di filo finisce col suddividersi in mille altre versioni fuori specifica e a noi spetta il compito di studiare per ognuna di esse un ciclo di lavorazioni ad hoc. Talvolta capita di dover approntare soluzioni che sopperiscano a mancanze tecnologiche del committente, introducendo magari delle variabili fuori standard che consentano di calibrare il filo in base al suo particolare impiego. Del resto è così che una moderna trafileria deve saper operare nel mercato odierno se vuole mantenere posizioni di testa; viceversa, non riuscire a diversificare l’offerta significa perdere terreno rispetto alla concorrenza».
Un mercato dove le sfide sono continue e si vincono anche sapendo domare i centesimi, realizzando fili con tolleranze al limite dell’eccellenza. «Qui entriamo in un campo dove ci sentiamo particolarmente coinvolti- asseriscono i nostri interlocutori – basti pensare che negli ultimi anni le tolleranze raggiunte erano appannaggio di lavorazioni con macchine utensili. Tale precisione, molto apprezzata dalla clientela, si riflette poi sui loro prodotti stampati a freddo garantendo così tolleranze pari, se non più strette, di quelle ottenute con la tornitura».
Nel successo della società l’esperienza ultracentenaria ha un grande peso, ma anche la tecnologia svolge al meglio la sua parte grazie a impianti all’avanguardia che certamente farebbero strabuzzare gli occhi alle maestranze di tempi passati. «I passi in avanti compiuti dai costruttori di impianti, specie negli ultimi decenni, sono stati veramente giganteschi, anche nella disponibilità ad assecondare personalizzazioni richieste dalle trafilerie – rimarca il direttore dell’area trafilati – tanto è vero che oggi partendo da vergelle di ottima qualità è possibile fare di tutto e di più. E sarebbe proprio una bella emozione se, con un tocco di magia, potessimo mostrare a chi ci ha preceduto qualche generazione fa l’attuale parco macchine, costituito da 11 linee di trafilatura da 3 a 8 passi e da 4 basi di ricottura gestite da Plc, di cui 2 a riscaldo a gas e 2 a riscaldo elettrico operanti in atmosfera controllata (azoto)».

Occhio al packaging
Nella competizione con i concorrenti diretti, la maggior parte concentrati nel triangolo lombardo formato dalle province di Lecco, Como e Milano, c’è un aspetto a cui la Giuseppe & F.lli Bonaiti sta prestando sempre maggiore attenzione e che francamente ci sorprende un po’, anche perché nel nostro viaggio fra le trafilerie italiane nessuna finora ci aveva informato di quanto fosse importante: la cura nel confezionamento del prodotto finito. «Nella realtà odierna la qualità del filo non basta se non è anche abbinata a un’ampia tipologia di confezionamento (matasse, aspi, bobine, rotoli ecc.) che deve differenziarsi, oltre che per la praticità di impiego nelle macchine dell’utilizzatore, anche per l’aspetto estetico – spiega Paolo Milani – Insomma anche l’occhio vuole la sua parte!
L’incontro si chiude con un’analisi del vicepresidente sull’attuale stato di salute del settore: «Il mercato, purtroppo, negli ultimi anni è molto cambiato, è isterico, con picchi e avvallamenti sempre più ravvicinati, e per affrontarlo è necessario attrezzarsi in modo adeguato, migliorando soprattutto la flessibilità operativa. Noi trafilieri poi, indirettamente, stiamo pagando l’aggressione subita dai produttori di fasteners da parte dei Paesi del Far East come Cina e Taiwan e per risollevarci dovremo individuare nicchie di mercato a più alto valore aggiunto. L’impegno sarà quello di proseguire il nostro cammino vigilando attentamente su quanto accade dentro e fuori l’azienda utilizzando con fiducia tutte le risorse di cui disponiamo. La lunga storia della mia famiglia nel mondo imprenditoriale mi ha insegnato a non demoralizzarmi mai».

 

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1 commento a questo articoloInvia il tuo
  1. buon giorno
    ho intenzione di entrare sul mercato con un profilo di ferro particolare.
    avrei necessità di filo tondo in matasse diametro mm 5.70.
    leproprietà ,deve essere ferro puro con bassissimo contenuto di carbonio
    attendo la vostra gentile risposta
    saluti
    enzo nicchi
    tel cell. 3355210191

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