La meccanica italiana secondo Anima

Nell’introdurre il profilo congiunturale di Anima sulla meccanica varia coi dati del consuntivo 2012 e le stime 2013 il docente di Economia industriale e commercio estero della Cattolica di Milano, vicepresidente della Fondazione Edison, Marco Fortis, è stato come sempre chiaro: “Il sistema metalmeccanico italiano sta dando il massimo per rimanere un protagonista nella competizione globale e nello sviluppo economico del nostro Paese. La sola meccanica non elettronica, somma delle categorie Ateco (classificazione delle attività economiche adottata da Istat, ndr) prodotti in metallo e macchine e apparecchi, genera ormai circa i due terzi del surplus manifatturiero italiano con l’estero: 65 miliardi di euro nel 2012 su un totale di 94 miliardi di euro”.

Secondo Fortis anche l’ultimo Rapporto statistico della Confindustria meccanica tedesca, Vdma, conferma lo straordinario peso raggiunto dall’industria meccanica italiana nell’economia mondiale: “Nel rapporto viene evidenziato come l’industria italiana del mechanical engineering, che comprende molte tipologie di prodotti che rientrano nel perimetro di Anima, sia la quinta al mondo per fatturato dopo quelle di Cina, Stati Uniti, Giappone e Germania. Nel 2012 in Italia il fatturato del settore è stato di 104 miliardi di euro. È una cifra estremamente significativa perché in termini di fatturato la meccanica italiana è più grande di quelle di Francia e Regno Unito messi insieme, mentre agli inizi degli anni Novanta il fatturato del nostro mechanical engineering era circa uguale a quello francese e di poco superiore a quello britannico”.

Le esportazioni rappresentano una parte sempre più importante dell’attività industriale meccanica tricolore dal punto di vista del volume d’affari e a darne conferma è stato il Trade performance index dell’International trade centre di Unctad/Wto. Che secondo Marco Fortis “tiene conto simultaneamente delle quote nell’export mondiale, delle esportazioni pro capite, della bilancia commerciale e del grado di diversificazione di prodotti e mercati”. E in relazione al 2011 ha posto in evidenza che la nostra nazione ha rappresentato “il secondo Stato più competitivo al mondo nella meccanica non elettronica dopo la Germania” e vanta “il terzo surplus commerciale dopo Giappone e Germania”.

Viaggia l’industria; non la politica
Cosa non va, allora? A mostrare qualche importante falla sono l’economia globale in generale i cui segnali di ripresa non paiono essere stati accolti da Fortis con particolari entusiasmi; e soprattutto quella Occidentale ed europea, stretta nella morsa della irrisolvibile equazione debito-crescita. Rispetto agli States, alla Gran Bretagna, al Giappone, per Fortis l’Unione “è invece molto più attenta al controllo dei debiti delle pubbliche amministrazioni, ma le politiche di austerità nei Paesi periferici” come Spagna e Italia hanno qui “avuto impatti negativi enormi sulla domanda interna”.

Marco Fortis sostiene che “le stesse economie dinamiche dell’Asia e del Sudamerica esportano di meno verso i Paesi ricchi intrappolati nella morsa dei debiti privati e pubblici, che sono giocoforza da ridurre”. Evidente è però che se una potenza industriale, quale la Penisola tuttora ha mostrato di essere, ha visto i valori di produzione della sua meccanica contrarsi nel 2012 (-1,9% a 40,2 miliardi) e ne attende una ulteriore discesa nel 2013 (-0,6%) i suoi problemi si annidano pure nel giardino di casa.

“L’industria meccanica italiana – è l’opinione di Marco Fortis – è alle prese con una forbice drammatica: il mercato domestico, infatti, è crollato e per il momento non dà segnali di recupero, mentre il mercato estero tiene ma i margini delle imprese si riducono per effetto della crescente concorrenza globale e delle croniche inefficienze del sistema-Paese (alti costi dell’energia, burocrazia, ritardi infrastrutturali, cuneo fiscale) e degli alti interessi rispetto ai competitor esteri”.

L’appello di Anima
Il presidente di Anima Sandro Bonomi ha chiesto un allineamento dei costi energetici a quello dei concorrenti principali in Europa e il sostegno alla legge Sabatini per il rinnovo di tecnologie e parchi-macchine. Ancora: la riduzione delle imposte per chi investe in innovazione, internazionalizzazione e lavoro; e lo snellimento della burocrazia in eccesso nelle infrastrutture vitali per acqua, gas, energia. Serve per Bonomi un “approccio di filiera integrato” per i grandi progetti di ordine infrastrutturale ed edilizio e alle iniziative nel segmento oil & gas.

Sandro Bonomi ha inoltre reclamato un deciso stop “all’affidamento degli appalti in base alla logica dei prezzi al massimo ribasso”. Infine: “Vincoli minimi d’efficienza, risparmio energetico e uso di fonti rinnovabili e sicurezza per la sostituzione e la manutenzione di impianti a partire dal patrimonio immobiliare della pubblica amministrazione”.

Intanto, il 2012 ha nel dettaglio portato con sé un decremento della produzione dell’1,4% per macchine e impianti per l’energia e il montaggio di poli industriali; e del 3,5% nell’ambito delle tecnologie e dei prodotti per l’industria contro il -4,4% di logistica e movimentazione delle merci. In discesa dell’1,2% le tecnologie alimentari ed esattamente del doppio le macchine per la messa in sicurezza dell’uomo e dell’ambiente. Se questi sono stati i numeri ufficiali dello scorso anno, il presente non dovrebbe condurre a novità sostanziali, benché l’alimentare dovrebbe tornare in campo positivo con un +0,3%. La tenuta dell’export dovrebbe confermarsi con il +1,8% dell’energy e il +0,8% del food insieme al +2,9% dell’edilizia. Una flessione è attesa però per l’industria e la sicurezza (-1,5 e -1,2% rispettivi) e soprattutto della logistica che potrebbe perdere quasi sette punti.

 

 

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