In Emilia Romagna vince il networking di impresa

Retro Style Website Template - Vector design frameAlle imprese dell’Emilia Romagna piace fare rete. Stando a quanto rilevato dal quarto Osservatorio Intesa Sanpaolo – Mediocredito Italiano sulle Reti d’Impresa, la regione del Nord Est Italia è seconda per numero di imprese coinvolte in contratti di aggregazione, preceduta solo dalla Lombardia.

A Parma sono stati attivati 41 contratti con 71 aziende nelle reti. Sempre in Emilia, 361 sono i contratti nell’industria, 354 nei servizi, 139 nelle costruzioni, 51 nell’agroalimentare (33 nell’alimentare e 17 nell’agricoltura). E il secondo semestre 2013 pare quello della svolta, con un record di 389 nuovi contratti e 1.555 imprese coinvolte.

La spinta arriva, come detto, dall’Emilia Romagna, ma anche da Lombardia, Abruzzo e Lazio, regioni particolarmente attive negli ultimi sei mesi dello scorso anno. A fine dicembre, le reti registrate complessivamente nelle Camere di Commercio erano 1.353 per un totale di 6.435 imprese aderenti.

Sembra che il contratto di rete, nato nel 2009 per dare alle aziende la possibilità di accrescere la massa critica senza rinunciare alla loro autonomia, comincia a offrire interessanti spunti di analisi e riflessione. Nonostante la crisi in atto, le aziende in rete hanno, ad esempio, mostrato una maggiore capacità di tenuta in termini di margine operativo lordo, un migliore posizionamento strategico e, in particolare nel settore manifatturiero, una superiore capacità competitiva. E’ presto invece per quantificare i benefici sulla crescita, considerato che i progetti di rete hanno mediamente un orizzonte temporale medio-lungo.
Nel mondo delle aziende in rete si stanno inoltre affermando alcune tendenze.

L’Osservatorio ha registrato una crescita delle alleanze tra soggetti complementari, che riescono così ad accedere a competenze che non potrebbero sviluppare autonomamente. La diversificazione produttiva all’interno delle reti è infatti pari all’82,5%. Inoltre, si sta assistendo ad un maggior utilizzo della rete da parte di aziende meno strutturate per accedere da sole ai mercati esteri. Spesso si tratta di piccole realtà che non avevano mai sperimentato alcuna forma di aggregazione (4 imprese in rete su 5 sono micro-imprese), non hanno partecipate o attività estere e che, grazie al contratto di rete, hanno trovato nuovi sbocchi commerciali.

Per quanto riguarda la composizione settoriale delle reti, il quarto Osservatorio conferma la prevalenza di imprese dei servizi (44,3%) e manifatturiere (32,5%), seguite da costruzioni e immobiliare (14,4%), e agro-alimentare (8,9%). La classifica delle regioni più attive è guidata dalla Lombardia (1.564 imprese in rete); seguono Emilia Romagna (907), Toscana (689), Abruzzo e Veneto (circa 500 ciascuna). Tra le ragioni per mettersi in rete prevale la possibilità di accedere ai mercati esteri e di ampliare la propria offerta con nuovi prodotti. L’Osservatorio rileva che in Italia «si sta affermando un ambiente normativo e istituzionale sempre più favorevole alle reti».

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