Il filo cambia pelle

Luigi Sabadini, titolare della Trafilerie di Valgreghentino S.p.A.

C’è un’azienda lecchese che non si limita a trasformare vergelle d’acciaio in fili di qualità: attraverso le “magie” dei trattamenti a cui li sottopone è anche in grado di ottenere rivestimenti molto speciali. Intervista a Luigi Sabadini titolare della Trafilerie di Valgreghentino.
«L’offerta si divide in tre filoni – esordisce Luigi Sabadini – il prodotto finito, che è tipicamente un filo ritrafilato; i semilavorati, cioè fili o vergelle patentati, patentati e fosfatati, patentati e zincati destinati a successive lavorazioni di trafilatura, commissionatici in genere da concorrenti privi di impianti per i trattamenti suddetti; il servizio conto terzi, con il quale siamo nati e che non abbiamo mai abbandonato. Delle 12.000 tonnellate di filo attualmente lavorate nell’arco dell’anno, purtroppo pari solo all’80% delle potenzialità (il che è motivo di forte sofferenza), la maggior parte (75%) raggiunge poi l’industria delle funi per le più svariate applicazioni mentre la quota restante prende la strada dei produttori di molle». La materia prima impiegata è quasi esclusivamente costituita da acciai al carbonio (di rado si arriva ai microlegati) e di questi comprende tutte le tipologie disponibili: da quelli con un tenore di carbonio dello 0,05%, definiti extra dolci, agli extra duri (1% di carbonio). Altrettanto ampia la gamma dei diametri dei fili proposti (consegnati in rocche, bobine, rotoli e rotoli rosettati): da 0,20 mm a 13 mm. «Pur non tradendo le nostre origini di trafilatori – informa Luigi Sabadini – nel corso degli anni abbiamo focalizzato in misura sempre maggiore le energie e la specializzazione sui trattamenti, termici e superficiali, quali patentamento in piombo, fosfatazione e, soprattutto, zincatura a caldo ad elevato spessore, rivestimento, quest’ultimo, di fondamentale importanza per garantire alle funi un’elevata resistenza alla corrosione. Oggi i fili ritrafilati ad alto carbonio ad alta copertura di zinco sono il nostro fiore all’occhiello e di certo continueremo a puntare su progetti riguardanti in special modo i trattamenti superficiali. E’ in questa direzione, infatti, che riteniamo si potranno fare grande passi in avanti nel futuro».

La sfida è un filo rosa
La discussione sull’argomento trattamenti superficiali si fa ancora più coinvolgente quando il nostro interlocutore ci rivela un segreto, sul quale però non entra nei dettagli per ovvi motivi di riservatezza: «La massima collaborazione con i clienti qui non ha mai smesso di essere un priorità e dunque ci impegniamo a soddisfare ogni loro esigenza, anche se talvolta può apparire come un sfida impossibile. Diversamente non potremmo definire quanto ci ha  richiesto di recente uno produttore di funi: fornirgli un filo colorato, magari di rosso, così da rendere il suo prodotto immediatamente riconoscibile una volta uscito dalla fabbrica. Scherzando, quasi d’istinto gli abbiamo risposto che se volevano avremmo potuto darglielo anche rosa. Poi però la faccenda l’abbiamo presa molto sul serio, gli studi condotti si sono via via intensificati ed oggi siamo abbastanza vicini alla soluzione. Presto contiamo di poter offrire al mercato non solo un filo tecnico semilavorato conforme a determinate norme caratterizzato da una precisa tinta, ma anche in grado di conservare questa particolare caratteristica estetica durante la ritrafilatura». Di più il titolare non dice, aggiunge solo che probabilmente non sarà con un trattamento galvanico che si cercherà di arrivare ai fili colorati, per i quali, se efficacemente realizzati, potrebbero aprirsi interessanti applicazioni in diversi settori. In merito al rapporto con la committenza c’è un altro aspetto che Luigi Sabadini tiene a sottolineare: «Mio padre e mio zio, fondatori della ditta, mi hanno sempre raccomandato di considerare che noi non vendiamo filo, bensì alimentiamo il processo produttivo dei clienti, pertanto dobbiamo avere la capacità di arrivare sempre in tempo e con il prodotto idoneo a far marciare i loro impianti. Ecco perché la politica aziendale è così rigorosamente incanalata verso un continuo innalzamento dei livelli qualitativi in ogni reparto, attraverso la formazione del personale, l’ausilio di macchinari all’avanguardia e i dettami della certificazione di qualità ISO 9001 conseguita nel 2008». Sul tema in oggetto ascoltiamo poi un’interessante osservazione: «Sulla strada della qualità totale, in altre parole del difetto zero, negli ultimi tempi si è perso un po’ terreno. Ciò è dovuto al fatto che le acciaierie non potendo gestire gli impianti in modo ottimale, con continue interruzioni causate dalla congiuntura negativa, producono vergelle con maggiori difformità rispetto a prima».

Più organizzazione e nuove idee
Lo scenario del comparto delle trafilerie illustrato da Luigi Sabadini è di gran lunga meno affascinante di quello regalato dalle finestre del suo ufficio: «Oggi stiamo sopravvivendo, so che non è un termine gradevole, ma mi tocca usarlo. Temo inoltre che il peggio non sia ancora alle spalle. Ci stiamo scontrando con una crisi senza precedenti che sta modificando dei paradigmi economici a livello mondiale. La situazione è tale per cui per registrare dei piccoli miglioramenti, sia in termini di qualità che economici, sono necessari sforzi spropositati, dunque non sempre consigliabili anche se, d’altro canto, sappiamo bene quanto valore abbiano gli investimenti nella logica dello sviluppo. Nel contesto attuale, con lotti sempre più ridotti, le energie andranno rivolte soprattutto ad una profonda revisione dell’organizzazione del lavoro, la quale a mio avviso acquisirà un’importanza crescente e fondamentale nella conduzione di un’impresa. Nulla dovrà più essere visto come banale, neppure semplici operazioni come la cartellinatura di una bobina di filo, perché ogni fase lavorativa, se non correttamente eseguita e controllata, può introdurre problematiche, sia di tipo qualitativo che ambientale o di sicurezza. Guardando al futuro gli ostacoli da superare saranno molti e difficili – prosegue il titolare – ma non dobbiamo comunque perderci d’animo; le trafilerie italiane sono molto forti, sicuramente non seconde a nessuno, ed inoltre nel territorio nazionale hanno il privilegio di poter contare sui migliori costruttori di macchine del globo, molti dei quali cresciuti in simbiosi con esse. Dopo aver combattuto una strenua battaglia puntando sull’innovazione dei processi ora la sfida principale è quella di riuscire a lanciare sul mercato nuovi prodotti. Come il filo rosa, per esempio. Realizzarlo per noi è ormai diventata una questione di principio». Il nostro interlocutore si congeda con un auspicio che, ne siamo certi, condivideranno tutti gli imprenditori del settore: «Mi auguro che arrivi presto il giorno in cui invece di essere circondato dalle carte lo sarò solo da rotoli di filo».

 

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