Le macchine per il filo

All’insegna della stabilità

Il secondo trimestre dell’anno si è chiuso all’insegna della stabilità per la maggior parte dei costruttori di macchine per filo e per cavo metallici  ma, in raffronto alla rilevazione precedente, cresce la quota d’imprese  che registrano un trend di crescita.

Dal sondaggio telefonico, realizzato da Tecnologie del Filo sull’intero universo dei soci Acimaf,  emerge che il 60 per cento delle organizzazioni mantiene i livelli di fatturato realizzati nel trimestre precedente mentre il 23 per cento constata uno sviluppo del volume d’affari. In raffronto allo scorso trimestre, inoltre, la frazione d’aziende che riferisce un andamento insoddisfacente risulta in calo e passa dal 27 al 17 per cento.

Estendendo il confronto all’anno passato, si osserva che la distribuzione di frequenza percentuale delle valutazioni  mostra limitate variazioni  e che gli scostamenti d’ampiezza dei sottocampioni permangono nell’ordine del fisiologico errore statistico, non evidenziando l’incidenza di fattori legati alla stagionalità.

Un simile riscontro induce a ipotizzare, per un verso, che i giudizi sulla performance aziendale siano condizionati dal posizionamento competitivo assunto dai singoli attori e, per un altro, che i differenti segmenti del mercato siano contraddistinti da dinamiche di marketing specifiche e non sincrone sotto il  profilo temporale. Tale ipotesi è suffragata dall’analisi delle risposte rese dal campione in merito all’andamento della produzione.

La percentuale d’imprese che lamenta un calo produttivo, infatti,  ammonta al 13 per cento, quattro punti in meno di quella che denuncia una flessione dei ricavi. Occorre notare che tale partizione risulta ridotta in confronto alle rilevazioni precedenti, nelle quali si manteneva costantemente stabile,  e che il gruppo delle realtà con volumi produttivi in espansione, attestato al 27 per cento,  riveste, per converso, un’ampiezza identica a quella registrata nelle scorse edizioni dell’indagine.

L’andamento degli ordinativi sembra indicare un tendenziale miglioramento della situazione. Relativamente al periodo in osservazione, il 40 per cento degli attori  dichiara di aver riscontrato un incremento delle commesse, il 42 % di aver eguagliato l’entità dei volumi conseguiti nel trimestre precedente e il 29 per cento  di avere sofferto un calo.

In sintesi, sembra ricuperato il flesso intervenuto all’inizio dell’anno e si osserva che il gruppo dei soggetti che riferiscono un aumento degli ordini va ampliandosi lentamente ma in modo costante, mentre decresce quello composto dagli  imprenditori  che lamentano un trend negativo. In termini quantitativi, il primo mostra una crescita di oltre sei punti percentuali rispetto alla media degli ultimi dodici mesi, il secondo presenta una  diminuzione stimabile intorno ai quattro punti. Il fenomeno può essere ricondotto all’intersezione di numerose concause ma appare correlato alla vocazione all’export e alla copertura delle specifiche piazze internazionali da parte delle aziende  nonché dal grado di penetrazione ottenuto localmente. Il mercato interno, infatti,  non sembra manifestare segnali di ricupero: la distribuzione di frequenza percentuale delle indicazioni fornite dagli intervistati, pur con lievi scostamenti, appare ancorata al pattern dei livelli minimi raggiunti l’anno scorso.

Dal momento che l’entità degli ordini acquisiti permane stabile e che la richiesta di preventivi tende a decrescere, non è lecito formulare previsioni ottimistiche circa un risveglio della domanda in tempi ristretti, salvo che il governo non riesca finalmente a varare degli efficaci interventi di stimolo del sistema economico. Le performance in export appaiono più soddisfacenti, benché assai differenziate a seconda dell’area geografica. La percentuale degli operatori che ha ricevuto ordini dall’Europa risulta in diminuzione rispetto al trimestre precedente e, rispecchiando il rallentamento dell’economia di alcuni Paesi, passa dal 78 al 73 per cento. Per converso, marca una crescita il numero dei soggetti  che riferisce di avere concluso vendite sui mercati extracontinentali. In particolare, si devono segnalare i positivi sviluppi realizzati nell’area della Russia (+ 13 %) e dell’America (+ 9 %). Cina, India ed Est Asiatico, d’altro canto, hanno generato un volume d’affari analogo al trimestre precedente, sebbene in calo rispetto all’identico periodo dell’anno scorso.

Abbastanza cospicuo risulta il flusso delle richieste di preventivi dall’estero: l’interesse dei clienti europei, americani e cinesi si dimostra stabile, mentre appare in aumento quello proveniente dagli utenti localizzati in Russia, India ed Est asiatico. Il dato appare incoraggiante ma deve essere letto con cautela, poiché il rallentamento dell’export dei Paesi emergenti può frenare o condizionare un rinvio degli investimenti.

A fronte dello scenario appena descritto, i produttori italiani sono chiamati a esprimere la massima flessibilità nelle strategie commerciali e a calibrare in modo ottimale gli sforzi di marketing,  al fine di confermare il ruolo di leadership che compete loro per qualità, tecnologia e capacità d’innovazione.

(Ricerca realizzata con la collaborazione dei soci ACIMAF)

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