Affinazione e Trafileria di Arluno S.r.l.: spazio al “filo rosso”

Nato da vergelle di rame elettrolitico di eccellente qualità, il rosso filo, capillare e rigido (anche stagnato), che identifica l’offerta della trafileria protagonista di queste pagine, soddisfa appieno le esigenze di un nutrito numero di produttori di cavi elettrici, e non solo, ai quali giungono bobine che possono contenere fino a 32 fili e raggiungere un peso di 2.000 kg.

Filo sbozzato.

Dopo le numerose tappe fin qui raggiunte nel nostro Giro d’Italia fra i trafilieri, per la prima volta approdiamo in una società, la Affinazione e Trafileria di Arluno S.r.l., che produce esclusivamente filo di rame, fra l’altro non ubicata nell’ormai familiare territorio del lecchese (culla delle trafilerie italiane è in tale area, come più volte ricordato, che opera più di un terzo delle circa 120 ditte del settore in attività) bensì nella provincia milanese, anch’essa tuttavia ricca di fabbriche che hanno saputo trasformare in arte la lavorazione dei metalli, in senso lato, ferrosi e non. La ragione principale di tanto ritardo nel proporre un’intervista ad un produttore di filo di rame è presto detta: nel Bel Paese realtà simili sono davvero poche (si contano sulle dita di una mano) per via, soprattutto, delle serie problematiche che si incontrano nell’aver a che fare con questo materiale. A illustrarcele è Giuseppe Pettinari, titolare della impresa sopraccitata, il quale del mercato del filo di rame sa vita, morte e miracoli.

Giuseppe Pettinari, titolare della Affinazione e Trafileria di Arluno S.r.l.

Un’attività con alti rischi economici
«La produzione del filo di rame è un’attività che dal punto di vista economico-finanziario è molto impegnativa, perché la materia prima, dai prezzi elevati, si paga quasi al ricevimento, mentre da parte di chi poi acquista il filo, i nostri clienti, c’è l’abitudine di pagare in tempi che vanno dai 30 ai 120 giorni, il che crea enormi rischi che rendono indispensabile il ricorso a coperture assicurative, con conseguenti complicazioni e costi. Ecco il motivo numero uno per cui siamo così pochi a svolgere questo mestiere. A scoraggiarne la scelta, inoltre, c’è la consapevolezza di dover affrontare onerosi investimenti in adeguate apparecchiature a fronte di ricavi decisamente bassi. Per far sì che la situazione cambi – sottolinea il nostro interlocutore – questo mercato avrebbe bisogno di adeguamenti legati proprio ai consuntivi di produzione che ci consentano di ottenere i giusti valori aggiunti».

Mono e multifilo.

Protagonista da oltre mezzo secolo nel comparto in oggetto, oggi la Affinazione e Trafileria di Arluno, in virtù del lavoro svolto nella sua storica sede milanese, nonché nello stabilimento di Crova (VC), acquisito appena un paio di anni fa, offre cinque categorie di prodotti, qui di seguito presentate in ordine di volumi realizzati, dove le prime due, con pari percentuali, rappresentano la quasi totalità dell’offerta: 1) Filo di rame capillare, rosso e stagnato, di ogni formazione fino a 32 fili, a partire da un diametro di 0,05 mm, su rocchetti DIN 250 e su bobine con diametri da 400, 600, 630, 800 e 1000 mm. 2) Filo di rame rigido, rosso e stagnato, da 0,40 a 20 mm, crudo, semicrudo e ricotto, su bobine con diametri da 400, 600, 630, 800, 1000 e 1300 mm. Matasse e matassine per galvanica, di ogni diametro e peso. 3) Piatti e piattine di rame fino a una sezione di 200 mm², in matasse e bobine, con le richieste caratteristiche meccaniche e sagomature. 4) Trefoli e corde di rame, i primi, concentrici e non, rossi e stagnati, fino a una sezione di 16 mm², su bobine con diametri da 630 e 800 mm, le seconde per messa a terra, rosse e stagnate di ogni sezione. 5) Catodi di grado A e vergella elettrolitica e oxigen free di ogni diametro.

Multifilo rosso e stagnato.

Un esercito di trafile mono e multifilari
89 primavere, di cui oltre 60 passate a stretto contatto con i processi di produzione e lavorazione di metalli non ferrosi e in particolare della vergella di rame, Giuseppe Pettinari, è una vera e propria enciclopedia vivente di questa affascinante branca della metallurgia nella quale tuttora interpreta un ruolo da protagonista, supportato da una passione che non ha mai avuto momenti di calo, stimolata dalla continua evoluzione tecnologica: «Di cambiamenti posso ben dire di averne visti parecchi – osserva – Ricordo, ad esempio, che quando, nei primi anni ’70, ho preso la guida di questa azienda essa disponeva pure di una fonderia, ubicata a Casorezzo (MI), dove venivano prodotte le wire bars, ovvero barre di rame da 120 kg dalle quali, attraverso laminazione, si otteneva poi la vergella che, in matasse da circa 100 kg, veniva decapata in apposite vasche e trafilata qui ad Arluno.

Filo su bobine e matasse.

In seguito, l’avvento delle colate continue e di macchinari sempre più performanti hanno permesso profonde modifiche e miglioramenti nei processi produttivi e dunque nella qualità, quantità e confezionatura dei trafilati. In proposito basti segnalare che alle semplici macchine manofilo si sono affiancati più veloci e complessi impianti multifilari automatici atti ad una produzione fino a 32 fili su bobine del peso massimo di 2.000 chili». Impianti, questi ultimi, di cui, con giustificato orgoglio, il titolare ci mostra un’esemplare all’opera, pezzo forte di un parco macchine costituito, nel suo complesso, da non meno di una sessantina di impianti, sia monofilari che multifilari, la maggior parte dei quali made in Italy.

«Oltre alla trafilatura – precisa il nostro interlocutore – su molti dei suddetti macchinari si svolgono contemporaneamente le operazioni di ricottura in continuo (il filo passa attraverso forni elettrici a contatto), e di avvolgimento, statico o dinamico, su bobine di ferro di varia capienza, fino a quella massima menzionata. Al termine di queste procedure, quindi, si ottengono, fili singoli o multipli, già finiti e pronti per la consegna ad una clientela formata per lo più da produttori di cavi elettrici».

Piatto su bobina.

Occhio alla purezza dei catodi
Nell’esercizio del suo lavoro, condizionato in buona misura anche dagli alti e bassi della quotazione del rame (venduto oggi a circa 5,5 euro al chilo, il rame, lo rammentiamo, è il metallo non ferroso più seguito dagli investitori), c’è un aspetto al quale Giuseppe Pettinari ha sempre voluto riservare la massima considerazione: la qualità. Qualità che, al di là della certificazione ISO 9001, da anni comunque conseguita dalla sua trafileria, nella produzione di un filo di rame non può raggiungere livelli eccelsi se non si parte subito col piede giusto, come egli stesso ci spiega: «Il primo, essenziale, passo deve essere quello di acquistare vergella che non derivi assolutamente da catodi di scarto bensì di alta purezza, e quella da noi utilizzata nasce da catodi con titolo fino al 99,99%. Dopo di che, ovviamente, non devono mancare impianti all’altezza della situazione, sia sotto il profilo della produttività che dell’affidabilità, da quelli sbozzatori, con i quali riduciamo il diametro della vergella da 8 mm a 1,5 o 2 mm, a quelli di trafilatura con cui tali diametri vengono via via portati alle minime quote che caratterizzano i fili capillari, senza dimenticare poi l’importanza delle filiere (quelle da noi usate sono in diamante o in Compax, che è una miscela di polvere di diamante sinterizzata) e della loro lubrificazione».

Linea sbozzatura.

Prima di congedarsi il titolare dipinge l’attuale situazione del mercato e ci rivela un progetto che conta di concretizzare nel prossimo futuro: «Benché i risultati ottenuti nel 2016 e nell’anno in corso siano stati positivi, permane in noi una certa preoccupazione per il domani, dovuta soprattutto alla massiccia delocalizzazione da un po’ di tempo a questa parte in atto da parte di grandi gruppi industriali forti consumatori di cavi di rame, e mi riferisco in particolare a prestigiosi marchi del settore dell’elettrodomestico e dell’automotive. Per quanto ci riguarda, nell’ottica di incrementare il prestigio acquisito nel mondo della trafilatura, stiamo valutando di aggiungere al filo di rame, emblema dell’azienda, anche quello di alluminio, visto che la sua richiesta è in ascesa nelle nostre tradizionali aree di sbocco».

Linea 16 fili.

Dal filo capillare da 0,05 mm a quello rigido da 20 mm
È il 1974 quando Giuseppe Pettinari, dopo una lunga esperienza come impiegato alla Tonolli di Milano, grande fonderia di metalli non ferrosi, acquisisce la Affinazione e Trafileria di Arluno, già da lustri impegnata nel campo della trafilatura di vergella di rame. Con lui al timone la società milanese, grazie ad importanti investimenti in macchinari all’avanguardia, vive anni di costante crescita, ed oggi, avvalendosi anche del contributo dell’unità produttiva di Crova (VC), rilevata nel 2015, è in grado di offrire un ampio ventaglio di prodotti dove a farla da padroni sono il filo di rame, rosso e stagnato, sia capillare (con diametri da 0,05 a 0,40 mm), sia rigido (dal diametro 0,40 fino al 20 mm), che insieme assorbono il 90% delle energie profuse dalla maestranze.

Linea 32 fili.

Seguono poi, con quantitativi decisamente più bassi, piatti e piattine di rame, trefoli e corde di rame rosso e stagnato nonché catodi e vergella. Le 2.000 tonnellate di filo realizzate ogni mese sono destinate a circa 150 clienti, attivi, soprattutto, nel settore dei cavi elettrici, poi in quelli dei componenti elettronici e meccanici, dell’automotive, degli elettrodomestici, dell’industria petrolifera ecc. In possesso della certificazione di qualità ISO 9001 la Affinazione e Trafileria di Arluno, nei suoi due stabilimenti occupa una trentina di risorse umane e raggiunge un fatturato di 120 milioni di euro.

Trefola.

Rame, un metallo con una storia infinita
Elemento chimico di numero atomico 29, indicato anche con il simbolo Cu, il rame, materia prima (sotto forma di vergella) della Affinazione e Trafileria di Arluno, con ogni probabilità è il metallo che l’umanità usa da più tempo: sono stati, infatti, ritrovati oggetti in rame datati 9500 a.C. Dal caratteristico colore rossastro, di conducibilità elettrica e termica elevatissime, superate solo da quelle dell’argento, il rame è molto resistente alla corrosione (per via di una patina aderente che si forma spontaneamente sulla superficie, prima di colore bruno e poi di colore verde o verde-azzurro) e non è magnetico. Di facile lavorabilità, molto duttile e malleabile, esso può essere agevolmente riciclato e i suoi rottami hanno un alto valore di recupero. Ad accrescere la sua fama c’è poi il fatto che si combina con alti metalli a formare numerose leghe (si calcola che se ne usino almeno 400), le più comuni delle quali sono il bronzo e l’ottone, ottenute, rispettivamente, con lo stagno e lo zinco. Il rame si trova quasi sempre sotto forma di minerali e molto più raramente allo stato nativo sotto forma di pepite. Le principali miniere sono situate lungo la Cordigliera delle Ande e le Montagne Rocciose: i principali Paesi estrattori sono il Cile, il Perù, gli Stati Uniti, l’Indonesia e l’Australia; altre importanti miniere si trovano in Papua Nuova Guinea, Zambia, Canada, Paesi ex URSS, Polonia e Finlandia.

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