ACCOA: Ucraina oggi, opportunità e criticità

ACCOA Camere di Commercio per l’Europa Centrale è da diverso tempo presente in Ucraina con una propria Antenna nella città di Leopoli e collaborazioni sono state strette negli anni con locali Camere di Commercio. Da questa esperienza nasce il focus sull’Ucraina che qui riportiamo.

Lo sviluppo economico dell’Ucraina all’anno 2017 rimane pesantemente condizionato dal conflitto nato dalle proteste di piazza del 2014, che oggi, seppur congelato, non cessa di causare problematiche negli affari interni dell’ex repubblica sovietica.

L’assenza di riforme strutturali, una classe politica corrotta alla radice, una spaccatura Est-Ovest che riassume le posizioni più pro-occidente dell’Ucraina occidentale e le pulsioni contrarie del territorio attorno alla città di Donetsk, sono le cause principali dello stagnamento dell’economia del paese, che, benché abbia recuperato circa 2.3% rispetto al crollo verticale del PIL (-9.8%) subito nel 2015, non esprime il suo potenziale massimo.

La moderata crescita prevista dalla Banca Mondiale per il prossimo triennio (con picco del 4% nel 2019) è sostenuta dal tiepido ritorno degli investitori stranieri, da una ripresa del settore manifatturiero e delle costruzioni.

Comunque, la debolezza delle riforme rivolte all’economica e soprattutto una pressione fiscale di livello medio nonché un debito pubblico e privato in crescita confermano la posizione instabile dell’Ucraina sullo scenario economico internazionale, soprattutto nel campo dell’educazione, della finanza e della sanità, punti dolenti che si riflettono nella difficile riduzione del tasso di povertà, fermo attorno al 6% della popolazione (meno di 5$ al giorno), con una preoccupante risalita del tasso della povertà moderata (dal 15% al 22%).

La recessione profonda che ha afflitto il paese nel 2015 combinata con tassi di inflazione oltre la norma sono i primi indiziati. Mentre la seconda è stata efficacemente calmierata nel 2016, calando dal 43%ca al 12.4%, gli effetti della prima persistono, tanto che l’Ucraina ad oggi non è in grado di impiegare quasi il 10% della popolazione, che rimane così esclusa dagli aumenti del salario reale e di conseguenza mantiene bassi i livelli di consumo pro-capite.

Le opportunità di investimento, in ogni caso, sono presenti, in primis nel settore agricolo dove la supremazia nell’esportazione dell’olio di girasole e del grano aprono possibilità agli operatori esteri interessati ad intervenire sulle infrastrutture (packaging, conservazione, spedizione, irrigazione, logistica) o sulla disponibilità di capitale e di macchinari all’avanguardia. Operando in tal senso, gli investitori stranieri sarebbero in linea con la volontà del governo centrale che intende raddoppiare l’export entro il 2020 privatizzando gradualmente le imprese produttrici in modo da ridurre nel tempo le perdite delle controllate statali e generare profitti.

In questa direzione si stanno, infatti, redando proposte di legge atte a liberalizzare il mercato della terra, permettendo la transizione dell’ambiente economico ucraino dal post-sovietismo ad una piena forma di economia liberale. Di interesse sono anche le crescenti inchieste ed indagini aperte per contrastare la corruzione a tutti i livelli.

Da non trascurare è il mercato del gas, oggetto di medesime riforme liberalizzatrici nonché di una conformazione ai regolamenti imposti dall’Unione Europea che costituisce il partner privilegiato a cui è destinato il gas che attraversa il territorio ucraino proveniente dalla Russia. Alcuni lavori di ricostruzione ed ammodernamento dei principali oleodotti e delle più rilevanti infrastrutture connesse alla conservazione e distribuzione del gas sono in corso di completamento o in via di approvazione. Tra questi, spicca il progetto attorno alla linea Shebelinka -Bryansk, per il quale il gigante russo Gazprom ha allocato 1,6 miliardi di rubli. Sono, però, ancora probabili momenti di incertezza nelle regolarità delle forniture a causa del conflitto in corso e delle relazioni diplomatiche tese tra i due paesi.

Interessanti, infine, le opportunità più recenti, che coinvolgono lo sviluppo di software (settore in espansione come in Bielorussia) e la partecipazione all’ammodernamento della rete di trasporti (es. ricostruzione aeroporti privati e pubblici, stazioni, potenziamento delle ferrovie etc) con annesse specifiche commesse per sviluppare progetti in partnership con imprenditori locali per lo sviluppo del settore privato trans-settoriale.

In conclusione, nonostante l’Ucraina sia raramente menzionata nelle cronache economiche recenti, sono evidenti le possibilità per varie imprese commerciali ed interventi esteri. Questi ultimi, tuttavia, devono essere consapevoli di muoversi in un paese la cui posizione sullo scacchiere geopolitico e situazione socio-economica lo rendono facile vittima di shock esogeni ed endogeni, -come esperito nello scorso triennio dagli operatori sul campo-, i quali hanno constatato un graduale abbandono del paese da parte di industrie multinazionali.

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